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La narrativa interattiva cerca di reinterpretare le forme tradizionali e sfida il modo in cui concepiamo le forme narrative fiorite sulla stampa. L'ipertesto offre al lettore una nuova esperienza letteraria, in cui gli è possibile condividere il controllo del testo l'autore.

Ma cosa si può fare all'interno di un ipertesto narrativo?


  • Invece di una serie lineare di paragrafi, l'autore può organizzare uno spazio testuale bi-tridimensionale, in cui sviluppare la trama.
  • Il lettore può intervenire direttamente sul testo sia selezionando una particolare sequenza di episodi al momento della lettura, sia modificando la trama stessa.
  • Nella forma più semplice, la narrativa interattiva richiede solo due elementi: gli episodi e i collegamenti tra gli episodi.
  • L'autore inserisce anche una serie di link ipertestuali, insieme a una procedura per scegliere quali collegamenti seguire.
  • Il lettore può seguire la storia in ordine cronologico normale e inverso, o con una complicata sequenza di flash-back e ritorni.
  • Può rivolgere l'attenzione a un personaggio per un tratto di storia, tornare indietro e cominciare a seguirne un altro.

insomma!, ha a sua disposizione una serie di scelte che farebbe dipanare diversamente la vicenda. è chiaro! ovviamente, che ogni autore può decidere quanto controllo sul testo cedere.

Alcuni esempi importanti di narrativa interattiva:

Una delle prime opere di narrativa interattiva è afternoon a story di Michael Joyce: il lettore ha sullo schermo una finestra elettronica nella quale compaiono in successione episodi contenenti da una centinaia di parole.
All'estremità inferiore dello schermo c'è una piccola barra, su cui il lettore digita delle risposte per passare all'episodio successivo; il movimento può essere promosso anche selezionando determinate parole dell'episodio corrente.
Il testo di tutta ls toria è di Joyce, ma l'ordine di comparsa degli stessi è deciso al momento della lettura, quindi è la lettura che produce la storia strada facendo. Da un episodio quindi partono diversi itinerari dando di conseguenza al lettore, la possibilità di procedere in diverse direzioni. Afternoon, diventa così anche la storia del suo lettore, perchè il desiderio del lettore di fare accadere la storia e di darle un senso è inevitabilmente inscritto nella storia stessa.

Victory Garden:
Victory Garden di Stuart Moulthrop è una delle più significative tra le prime opere ipertestuali, è una rete di 990 episodi con 2.800 collegamenti. La maggior parte della narrazione è temporalmente collocata nella notte dell'inizio dei bombardamenti della guerra del golfo, nel gennaio del 1991. I personaggi appartengono all'ambiente accademico e i loro problemi sono collegati alla guerra. Nelle conversazioni, le allusioni ai bombardamenti sono continue, come costante è la presenza delle relative immagini televisive.
Dovunque il lettore capiti nella rete del romanzo, una televisione accesa propone la sua versione della guerra. Questo lo aiuta a collocarsi nell'universo del racconto e a combattere il senso di sradicamento causato dagli effetti di spostamento che caratterizzano l'opera.
Con le sue centinaia di episodi e migliaia di link, questo testo è un labirinto di possibili percorsi di lettura. Un giardino di percorsi che si intersecano e a ogni intersezione corrisponde il nome di un episodio. IL giardino funge da simbolo visivo dell'intero romanzo ed è anche un allusione al racconto di borges (il giardino dei pensieri che si biforcano). Il diagramma permette operativamente e metaforicamente di controllare e organizzare lo spazio narrativo.
Gli spostamenti in un ipertesto sconvolgono il significato convenzionale, presentando un episodio accanto a un altro, senza permettere al lettore di ipotizzare tra i due l'esistenza di un rapporto unico e comprensibile. un' altra caratteristica di quest'opera è la ripetizione: spesso il lettore orbita intorno allo stesso luogo, sebbene si sforzi di raggiungere un'altra parte del testo. Si tratta però di una ripetizione con variazioni. L'episodio ripetuto è interpretato diversamente dal lettore precisamente a causa del percorso che lo ha condotto alla ripetizione. Come lettori, possiamo interpretare la ripetizione ipertestuale come un tentativo di migliorare una precedente versione.

Sterne e il romanzo come conversazione:
Il Tristram Shandi di "Sterne" è un attacco alla forma del romanzo, alle sue convenzioni narrative: è un esempio di come il romanziere possa spostare o alterare l'ordine degli eventi di una storia semplice per creare un intreccio complesso.
Più il narratore fa digressioni e ci allontana dalla storia, più ci sentiremo vicini alnarratore come se stessimo conversando con lui.
Addirittura l'autore salta un capitolo, sostenendo di averlo strappato e provvede nel capitolo successivo a informare il lettore di quanto conteneva di interessante. L'autore quindi coinvolge il lettore non solo nella costruzione del racconto, ma nella stessa realizzazione fisica del libro. Le omissioni nel testo sono indicate da asterischi, e trasformate da Tristram in una sorta di gioco. A volte egli segna un asterisco per ogni lettera della parola omessa, creando un codice che il lettore è invogliato a decifrare. Di tanto in tanto lascia uno spazio bianco in cui il lettore può inserire delle parole. Tristam sfida il lettore a intervenire su un volume pubblicato. Invitandolo così facendo a rinunciare alla sicurezza del suo status e a condividere la responsabilità della narrazione. La scrittura elettronica pone il lettore in una posizione analoga. che richiama sempre di più una sorta di conversazione tra autore e lettore, eliminando il divario fra i due status.




È facile intuire che, la tradizione, letteraria, si pone come riferimento negativo nei confronti della scrittura elettronica. La critica tradizionale , d'altronde, confidava cecamente nenne proprie gerarchie. La tradizione sosteneva che ogni opera letteraria, centrale o marginale, ha la propria identità; che ogni opera occupa una porzione dello spazio dei libri. Un'opera letteraria ha dei predecessori e influenza altre opere. Per la tradizione è sempre possibile identificare un testo e isolarlo a scopo di studio. Siamo sempre liberi di separare un testo dalle opere che l'hanno influenzato, di tornare alla tragedia in se stessa.
Sono proprio queste le opinioni che i post-strutturalisti e i decostruttivisti sfidano: Autori e teorici dell'ipertesto ci hanno incoraggiato a guardare altrove che alla critica tradizionale per trovare un paradigma della lettura e della scrittura elettronica. E innanzitutto ci hanno spinto a rivolgerci alle opere post-strutturaliste. Possiamo usare l'aggettivo post-strutturalista per riferirci agli autori degli anni 60 e 80. il cui interesse predominante era il farsi e il disfarsi del significato nel discorso letterario e non. È proprio la teoria post-strutturalista, quella più rilevante per l'ipertesto. Bolter mette in evidenzia il rapporto tra post-strutturalismo e ipertesto. Infatti se il primo chiarisce l'importanza culturale del secondo, è vero anche l'inverso. L'ipertesto ci aiuta a comprendere come il post-strutturalismo sia legato a una certa fase della tarda maturità della stampa.

Il decostruttivismo:
I decostruttivisti, figli diretti dei post-strutturalisti, sostenevano che il significato di qualunque testo scritto è radicalmente precario. Il decostruzionismo, si contrappineva alla tradizione, e in particolare a quella umanistica dell'età della stampa, mirava appunto a negare quello che era allora l'incontestato paradigma di ogni scrittura letteraria e seria, ossia la pagina stampata. Ma in particolare il decostruzionismo mirava alla reinterpretazione di tecniche legate al libro stampato, restando all'interno di tale tecnologia. D'altra parte, la scrittura elettronica ri-media la stampa stessa; cerca cioè di reinterpretare le forme e i generi della stampa a partire dalla prospettiva di una nuova tecnologia. Tanto è vero che i decostruzionisti, hanno accettato il carattere fisso del testo, poichè il testo elettronico non pretende di essere altro che un testo in potenza. Inoltre è importante sottolineare che i post-strutturalisti e i decostruzionisti davano particolare importanza al concetto di reinterpretazione, sostenendo che un testo non è più importante delle sue interpretazioni, perchè non poteva esserne separato. Ora, nello spazio elettronico dello scrivere. dove ogni lettura di un testo è una realizzazione o perfino una riscrittura del testo, leggere è interpretare.

Salve a tutti! è un pò che non mi facevo vivo, vi chiedo scusa! e cercherò di farmi perdonare intrattenendovi con un argomento che io trovo particolarmente interessante. Oggi parliamo di ipertesto!. Molti di voi conosceranno sicuramente il significato di questa parola, soprattutto in ambito informatico, ma infomorfosi affronterà come sempre il tema da una prospettiva nuova, prendendo come punto di riferimento un libro intitolato Lo spazio dello scrivere di Jay David Bolter, che io stesso ho avuto modo di studiare e approfondire recentemente durante il mio percorso di studi, in particolare per l'esame di logica ipertestuale, del corso di laurea triennale in culture digitali e della comunicazione.
Prima di iniziare a parlare dei contenuti del libro e delle riflessioni che l'autore pone, credo sia particolarmente utile chiarire il concetto di logica ipertestuale, capito questo!, ci sarà più facile comprendere le riflessioni e i concetti espressi da Bolter nel suo libro lo spazio dello scrivere.

Che cos'è la logica ipertestuale?
Dare una definizione di logica ipertestuale non è semplice, per fare ciò bisognerebbe chiarire prima il concetto di logica e successivamente quello di ipertesto. A livello generico possiamo definire la logica come la scienza del pensare a prescindere dai contenuti.
Oppure, facendo riferimento ad Aristotele possiamo definirla come la struttura, la forma, il percorso che ogni processo o procedimento di pensiero deve avere, per essere valido.

Esempio di logica Aristotelica. (fai clic sull'immagine per ingrandire)

Volendo dunque azzardare una definizione vera e propria di logica ipertestuale possiamo dire che essa fa riferimento allo studio della struttura dei processi cognitivi che stanno alle spalle e alla base di un organizzazione di contenuti, di concetti, o come nel nostro caso di ipertesti.
Da questa definizione deduciamo come emerga nell'ipertesto una logica di tipo associativo (simile a quella umana) e in parte paragonabile alla cultura orale ( dopo Bolter ci spiega perchè!). L'ipertesto infatti altro non è che un testo che và oltre il testo dotato di significati che a loro volta rimandano per associazione a un altro significato più ampio.
Una delle espressioni più singolari che l'autore usa nel suo libro è " tarda maturità della stampa", espressione che egli usa per descrivere l'era moderna dei media elettronici e digitali. Ma perchè nominare, nell'era dell'ipertesto, una tecnologia precedente , che diventa sempre più obsoleta con lo sviluppo dei media elettronici? lo scopriremo piano piano leggendo i post seguenti.

Riconfigurare la voce del testo e lo spazio dello scrivere:
Bolter
è convinto che l'ipertesto sia in gradi di riconfigurare la voce del testo, che cos'è la voce del testo vi starete chiedendo: nella tradizione classica e occidentale si immagina che un testo abbia una voce e parli al lettore. Un testo elettronico può frammentare la voce unica del testo e rivolgersi in diversi registri a diversi lettori. Un testo elettronico può soddisfare le esigenze di ogni utente come se fosse su misura, grazie alle scelte che l'utente compie nel leggerlo. Ma Bolter tiene a sottolineare che la parola frammentazione non è sinonimo di disordine o di caos, ma piuttosto si trovano in uno stato di continua riorganizzazione.
Anche lo stesso spazio di scrittura è per Bolter in continua riorganizzazione e riconfigurazione. Uno spazio di scrittura è prodotto dall'interazione tra fattori materiali, scelte e prassi culturali. Inoltre, ogni spazio di questo tipo dipende per il proprio significato dagli spazi che l'hanno preceduto e da quelli coevi con cui compete. Ad esempio, lo spazio del rotolo di papiro venne definito in relazione a precedenti forme di comunicazione orale e di scrittura su pietra o legno. Così come nel xv secolo il libro stampato si definì in relazione al codice manoscritto che mirava a sostituire. Lo spazio della scrittura elettronica consiste sia nello schermo del computer, sul quale è visualizzato, sia nelle sue memorie, nelle quali è immagazzinato. La nostra cultura ha scelto di tradurre queste tecnologie in uno spazio dello scrivere fluido, visivamente complesso e manipolabile da parte sia di chi scrive sia di chi legge.
Comunque si scriva, su pietra o su argilla, su papiro o su carta, o su monitor è facile per lo scrivente finire col considerare la propria mente uno spazio di scrittura.

L'evoluzione della scrittura come emancipazione progressiva:
Con l'avvento dell'ipertesto si è avuto:
  • Emancipazione della parola dal contenuto - la parola tende ad avere una sua autonomia. "Ted Nelson", aggiungerà poi un nuovo potere a questa parola, facendola diventare attiva e chiamandola link.
  • Emancipazione del contenuto dalla forma

  • Liberazione del testo, dalla dimensione del tempo - spariscono tutti quei connettori tipo: poi; dunque, bensì, o meglio tutte quelle parole che danno un senso di continuità.
  • L'isolamento del testo dallo spazio - acquista un importanza primaria il presente. In relazione a questo non è un caso che i primi supporti che sono stati pensati come ipertesto, sono stati le enciclopedie, dove non esisteva un filo narrativo.
  • L'emancipazione della forma grafica dal significato: le parole possono essere parole chiave o concetti - se viene vista come concetto, fa riferimento a un significato preciso. Se invece viene vista come parola chiave, è semplicemente una chiave di classificazione che serve ai motori di ricerca, quindi non fa riferimento al concetto, ma all'insieme grafico dei caratteri.

La rivisitazione dell'oralità:

Bolter sostiene che oggi ci troviamo in una fase che lui chiama tarda maturità della stampa, poiché, sostiene l'autore, anche oggi, nonostante l'avvento della scrittura elettronica, non abbiamo ancora superato la fase del testo fisso inteso come codice, affermando che ogni nuova tecnologia è un'evoluzione di quelle precedenti (passato e futuro sono legati) come una sorta di continuo remix, o come la chiama Bolter, RI-Mediazione, la scrittura elettronica non sarebbe altro che una ri-mediazione della tecnologia precedente ossia la stampa a caratteri mobili. (approfondiremo il concetto di ri-mediazione in un secondo momento).
L'autore, nel suo libro lo "spazio dello scrivere" , nell'esaminare i vantaggi , svantaggi e caratteristiche dell'ipertesto, propone una rivisitazione della cultura orale, e in particolare della forma dialogica, trovando dei punti in comune, tra cultura scritta e cultura orale, nonostante oggi si tende a contrapporle.
Se riflettiamo bene infatti la cultura orale conserva le sue caratteristiche più importanti proprio nell'ipertesto e cioè:
  • Dinamicità
  • Flessibilità
  • Riconfigurabilità
  • Evoluzione del testo
Ma l'anello mancante, che congiunge oralità e scrittura è senza dubbio la logica associativa.
In questa rivisitazione dell'oralità, Bolter, esamina, per poi porre come esempio i cosiddetti dialoghi platonici:
I dialogo Platonico tende a conciliare la permanenza dello scritto con la duttilità della conversazione. Ogni dialogo è la ricostruzione di una discussione filosofica. Per Platone tale discussione doveva essere viva, capace di volgersi in ogni direzione per affrontare un problema; e il dialogo sembrava possedere queste caratteristiche. In questo senso Platone, adotta un approccio ipertestuale perché rinuncia, in parte, al controllo del testo, limitandosi a riferire le conversazioni tra Socrate e i suoi discepoli, nella speranza che questa rinuncia gli avrebbe permesso un controllo più sofisticato dell'esperienza del lettore. Quindi maggiore interazione, rinunciando sebbene in minima parte alla linearità del testo.
Nonostante questa visione interessante che Bolter ci propone, nello stesso tempo ci fa notare alcune differenze importanti tra chi ascolta e chi legge , o meglio tra lettore e ascoltatore:
  • L'ascoltatore si limita a lasciare che le parole lo raggiungano mentre il lettore deve far scorrere le parole. Poiché leggere vuol dire attivare elementi verbali nel tempo.
  • è più difficile ingannare il lettore che l'ascoltatore, perché il lettore può interrompersi in ogni momento, riflettere e verificare il contenuto di parti precedenti del testo.

Il concetto di ri-mediazione:

Abbiamo detto che Bolter, nel suo libro "Lo spazio dello scrivere" afferma che ogni tecnologia è un evoluzione di quella precedente, un concetto che egli chiama principio di Ri-mediazione. Ma che cos'è la Ri-mediazione?
In Europa occidentale il passaggio dal codice al libro a stampa fu un ulteriore riconfigurazione, alla quale ultima in ordine di tempo - si aggiunge ora quella legata alla scrittura elettronica. Ciascuna di questa transizioni può essere chiamata Ri-mediazione. Nel senso che un medium nuovo prende il posto del medium in uso, ereditando e insieme riorganizzando le caratteristiche di scrittura del vecchio medium e riformando il suo spazio culturale. La ri-nediazione è una fase di competizione culturale tra due o più tecnologie della comunicazione.
In questo senso possiamo dire che ogni tecnologia è nello stesso tempo un omaggio ma anche un oltraggio a quella precedente. Ad esempio il world wide web, è il frutto dell'assimilazione e Ri-mediazione di quasi tutti i precedenti media visivi e testuali, (tv, radio , cinema, stampa).

Novità e tradizione nell'ipertesto:
La scrittura elettronica e l'ipertesto possono essere sia tradizionali che rivoluzionari, perchè il processo di RI-mediazione deve tenere conto sia della loro relazione con la stampa sia della loro autonomia da questa. L'ipertesto infatti, usa il linguaggio stampato come oggetto di Ri-mediazione. Valutiamo l'ipertesto in base a centinaia di anni di familiarità con la stampa. In questa tarda maturità della stampa le due tecnologie continueranno ad avere bisogno l'una dell'altra. La prima rappresenta la tradizione dalla quale la seconda ancora dipende, mentre la scrittura elettronica costituisce il superamento della stampa.

Ri-mediazione a ritroso:
Sebbene anche un libro possa contenere immagini, esso ha quasi sempre regalato in posizione marginale e sussidiaria il materiale iconografico. Al contrario, nel www le immagini hanno spesso il predominio. Da questo punto di vista possiamo affermare che il web è una ri-mediazione delle altre tecnologie visive precedenti (fotografia, tv e cinema). La tarda maturità della stampa è una fase più visiva che linguistica. Ma cosa sta accadendo in tale contesto, alla tecnologia della stampa e al testo scritto?
Sta accadendo che si sta assistendo a un processo di "ri-mediazione simmetrica" cioè le tecnologie meno recenti ri-mediano a loro volta quelle più recenti. Nel xx secolo infatti, la tecnologia digitale ha riconfigurato la prassi della stampa: la stampa digitale sembra propizia al pluralismo delle forme e dei contenuti. Il computer colloca i procedimenti della stampa alla portata anche di piccoli gruppi, e perfino dei singoli. La ri-mediazione si esprime in due modi: libri stampati, riviste e giornali stanno cambiando visivamente e tipograficamente e si stanno dotando di una grafica pià elaborata; lo stesso testo scritto si sta trasformando, dovendo rispecchiare la potenza culturale dell'immagine e cercare di tenerle testa. Quindi i media vecchi e quelli nuovi non fanno altro che ri-mediarsi a vicenda.

Ipermediatezza e trasparenza:
A partire dal rinascimento, la nostra cultura ha coltivato due attese opposte nei confronti dei media visivi: da un lato la trasparenza del'oggetto che vede il medium come una finestra (es. pittura prospettica). In occidente artisti e fruitori di media visivi hanno generalmente guardato alla pittura prospettica, alla fotografia, alla realtà virtuale, al cinema, come media trasparenti.
D'altra parte non sempre artisti e fruitori desiderano che il medium si renda invisibile. A volte desiderano essere consapevoli anche del medium,e perfino percepire il medium più ancora del contenuto che trasmette, in questo caso diremo, che essi mirano all'ipermediatezza. tra i nuovi media digitali. il www è quello più spesso caratterizzato dall'ipermediatezza.
Il lavoro di ri-mediazione in qualunque medium si fonda dunque, su due strategie apparentemente contrapposte (immediatezza e trasparenza): A volte l'artista cerca di cancellare nel proprio lavoro le tracce del medium precedente e di convincerci che l'opera realizzata nel nuovo medium offre una rappresentazione molto più diretta del mondo. Altre volte, il medium precedente è rievocato e perfino posto in primo piano. La prima strategia è quella dell'immediatezza trasparente, la seconda dell'ipermediatezza.
Con ipertesti e ipermedia, le oscillazioni tra guardare e guardare attraverso, tra trasparenza e ipermediatezza appunto, diventano una caratteristica importante e decisiva del moderno spazio dello scrivere.

Scrivere il sè e scrivere come analisi:

Se la tecnologia dello scrivere ha sempre avuto una qualità riflessiva, permettendo agli scrittori di vedere se stessi in ciò che scrivevano. I popoli alfabetizzati giunsero a guardare alle loro tecnologie di scrittura come una metafora del pensiero, ma anche come alla sua principale concretizzazione. La mente diventa una superficie di scrittura e il pensiero l'attività di scrivere su tale superficie.
Le tecnologie dello scrivere partecipano alla nostra continua ridefinizione culturale del sè, della conoscenza e dell'esperienza. I nuovi media dipendono da precedenti definizioni del sè incorporate in precedenti media. Scrivere quindi è anche un processo di analisi. Lo studioso Walter Ong ha sostenuto che lo scrivere sia una rappresentazione e un estensione del naturale processo di pensiero. Elenca una serie di caratteristiche che differenziano la mente orale da quella alfabetizzata. Quest'ultima sarebbe analitica, l'altra aggregativa. La mente alfabetizzata sarebbe obiettiva, mentre quella orale non potrebbe staccarsi dal proprio contesto. La scrittura ha quindi facilitato, la scoperta delle relazioni logiche e la subordinazione di un'idea a un'altra. Inoltre le forme di ri-mediazione elettronica ci danno la possibilità di ridefinire gli ideali culturali ereditati dalla comunicazione stampata. Una di queste è il venir meno alla distinzione tra letteratura d'elite e popolare. In più, la scrittura elettronica è più varia e democratica, perchè diversamente dalla stampa permette la diffusione dei testi senza l'intervento dell'autorità.
Ogni particolare tecnologia dello scrivere,a partire dal rotolo di papiro, fino ad arrivare alla video scrittura è stata usata per definire una relazione di volta in volta diversa tra la parola scritta e l'identità dello scrittore. I nuovi media dipendono da precedenti definizioni del sè incorporate nella stampa e in precedenti media visivi; il sè elettronico è una versione ri-mediata del sè stampato, cinematografico e televisivo. Per molte persone, la scrittura elettronica è avviata a diventare uno spazio più autentico e appropriato della stampa per l'iscrizione del sè.
Nei decenni passati, la metafora della scrittura elettronica è stata pplicata a due visioni molto diverse della mente e del sè. La prima versione della metafora trattava l'ipertesto come iscrizione del pensiero razionale, addirittura cartesiano. La tesi implicita era che l'ipertesto potesse meglio rappresentare la mente razionale o facilitare i suoi processi associativi.
Mentre la stampa mascherava queste qualità naturali del pensiero, l'ipertesto le rendeva trasparenti. La seconda versione, ora prevalente, non è interessata alla scrittura elettronica in quanto strumento di pensiero razionale, ma come riflesso dell'identità post-moderna, che appare frammentata e in perpetuo cambiamento. Il carattere riflessivo della scrittura è così sottolineato: scriviamo sia per esprimere, sia per scoprire e condividere ciò che siamo, e nell'età post-moderna la nostra identità scritta è come l'ipertesto, dinamica, flessibile e contingente.

L'èkphrasis:

Nella retorica antica, la capacità del testo scritto di riprodurre esperienze sensoriali era chiamato
èkphrasis: esso vuole dimostrare che si possono descrivere scene vivide con le parole. Con i media digitali è possibile un èkphrasis alla rovescia, dove le immagini e le animazioni tendono a surrogare le parole. Questi due procedimenti sono manifestazioni di quello che Krieger chiama desiderio del segno naturale. Ed è proprio questo ingenuo desiderio a indurci a preferire l'immediatezza dell'immagine alla mediazione del codice, mentre cerchiamo un referente reale, che renderebbe trasparente il segno. Da questo punto di vista ci accorgiamo che ancora una volta i media elettronici ri-mediano delle tecnologie precedenti come la pittografia - caratterizzata proprio dall'immediatezza. Oggi infatti si parla di pittografia elettronica - un testo elettronico può prsentarsi come un insieme di segni alfabetici misti a elementi grafici, che hanno l'aspetto di un ufficio ben organizzato, dove i file da eliminare vanno in un metaforico cestino.
In realtà al contrario di come si potrebbe pensare, il concetto di ipertesto è più antico di quanto pensiamo, se pensiamo a una qualsiasi cattedrale medievale, con la sua profusione di statue, vetrate, immagini di santi, allegorie della virtù e del vizio ecc.. la cattedrale rappresenta un libro sempre aperto per i religiosi come una sorta di enciclopedia di pietra.
Rieccoci confrontati al problema della lettura. Sappiamo che nei primi testi alfabetici non vi era separazione fra le parole. Solo progressivamente furono inventati gli spazi tra i vocaboli, la punteggiatura, i paragrafi, le suddivisioni in capitoli, gli indici, gli apparati, l'impaginazione, la rete dei rimandi delle enciclopedie e dei dizionari, le note a piè di pagina - insomma tutto ciò che serve a facilitare la lettura e la consultazione dei documenti scritti. Contribuendo a piegare i testi, a strutturarli, ad articolarli oltre la loro linearità, queste tecnologie ausiliari costituiscono quello che potremmo definire un apparato di lettura artificiale. O meglio i primi accenni di ipertesto.
In realtà il libro a stampa non abbatté l'enciclopedia di pietra cancellò completamente l'antica arte degli amanuensi.
Gli uomini continuarono a leggere le proprie tradizioni religiose tradotte nelle lingue dell'architettura e della pittura e nel contempo a comunicare con carta e penna, nelle occasioni più disparate. Semmai quello che accadde fu che la stampa rese marginale la scrittura a mano, nel senso che il libro stampato diventò la forma di testo più comune e importante.
Negli anni 80 il computer e il libro sembravano ancora destinati a diversi ambiti di comunicazione. Anche se l'informazione cartacea resta indispensabile, non appare più tale: questa è la sua curiosa contraddizione nella tarda maturità della stampa. Come dice uno studioso neomarxista di nome Per Jameson: quello che l'aggettivo tardo tende a suggerire è l'idea che qualcosa sia cambiato, che la situazione sia diversa, che il nostro mondo e la nostra vita abbiano subito una trasformazione. è questo il modo migliore di concepire anche la tarda maturità della stampa: come una trasformazione dei nostri atteggiamenti sociali e culturali nei confronti di questa tecnologia così familiare e dei modi in cui la usiamo.
è senza dubbio una grande rivoluzione, mentre prima vi era una propensione a considerare il testo scritto una creazione immutabile, un monumento all'autore e alla sue epoca. Tendiamo anche a dilatare la distanza tra l'autore e i lettori, a vivere il primo come un colosso e i secondi come timidi visitatori delle sue cattedrali di parole. D'altra parte, nella tarda maturità della stampa i testi elettronici, ci colpiscono per la loro instabilità e sembrano quasi abolire il divario tra autore e lettori , facendo di questi ultimi altrettanti autori in potenza.
La tensione tra monumentalità e mutevolezza, e quella tra distanza o vicinanza tra autore e utenti di un testo fanno parte dell'attuale economia dello scrivere.


La mente alfabetizzata:
UN autore di nome Walter Ong in un libro intitolato "oralità e scrittura" ha sostenuto che la scritttura è interiorizzata e che il processo di interiorizzazione ostacola la percezione delle implicazioni tecnologiche della scrittura.
Le persone istruite sanno che le parle possono essere collocate in uno spazio visivo e avere un esistenza prolungata in tale spazio. Le tecnolgie dello scrivere non sono fattori esterni che si impongono alla mente di chi le utilizza. Ma sono naturalizzate, solo nel senso che derivano dall'interazione di materiali concreti e prassi umane. Nessuna tecnologia, nemmeno il computer con la sua aria di autosufficienza, può fungere da spazio di scrittura in mancanza di autori e lettori umani. è ciò che Walter Ong, chiama la mente alfabetizzata, è solo un altro nome per indicare le decisioni collettive di autori e lettori su come adibire alla comunicazione i materiali di cui dispongono.

Tecnologia di scrittura e cultura materiale:
La scrittura ha sempre luogo in un contesto concreto, si serve di strumenti concreti e ha per risultato degli artefatti materiali. Roger Chartier (studioso) ha ripetutamente toccato questo punto nella sua opera sulla storia del libro.
Chartier sostiene che la materialità della scrittura è importante, sia essa elettronica o no. La scrittura elettronica richiede pur sempre la nostra interazione con materiali fisici: la tastiera , il mouse, il monitor. La scrittura elettronica è sempre inserita nella cultura materiale e nell'economia del suo tempo. Lo spazio della scrittura virtuale è in continuità con lo spazio materiale dello scrivere: è tanto un riflesso dei materiali e delle tecniche contemporanei, quanto un espressione delle ambizioni della nostra cultura riguardo allo scrivere.
Il punto è che non dobbiamo concepire la scrittura come un fattore tecnico che influenza e trasforma la prassi culturale dall'esterno, ma essa è parte integrante della cultura. Non è il determinismo tecnologico di cui parlava Mc Luhan. Non è la tecnologia a influenzare la società, ma la tecnologia è intrinseca in essa.
In altre parole, possiamo rifiutarci di separare gli aspetti tecnici e quelli sociali della tecnologia dello scrivere, ma riflettere ugualmente su come le tecniche e i materiali siano stati impiegati da autori e lettori in diverse epoche culturali.

Gli entusiasti della tecnologia elettronica non sono ambivalenti e talvolta predicano la fine del libro, come ha fatto "Raymond Kurzweil". Egli sostiene che i libri elettronici, grazie alle immagini in movimento, in grado di interagire con l'utente, la possibilità di accedere a quantità sempre più vaste di materiale ecc.. renderà obsoleto il libro.
Qualche volta gli entusiasti giungono a ignorare del tutto la stampa, immaginando un' epoca di comunicazione elettronica pura e trasparente, caratterizzata dall'audio, video, interattività e perfino da reti di comunicazione al livello della realtà virtuale.
Altri fantasticano di classi in cui i libri di testo sono sostituiti da ambienti virtuali per l'apprendimento, in cui gli studenti in quanto telepresenze, possono vedere, ascoltare, toccare, e forse un giorno perfino odorare e gustare.
D'altra parte invece una scrittrice di nome E. Annie Proulx esclude che si possa leggere un romanzo su un fastidioso videoterminale. Dà per scontato che il genere romanzo, nato e cresciuto nell'epoca della stampa, continuerà a esistere in forma lineare, onde concludere che un monitor è inadatto alla fruizione di questa forma.
In altre parole ella non prende sulserio la sfida che i nuovi media elettronici potrebbero rappresentare anche sul piano della struttura dei testi, narrativi e non. Tra le questioni che appassionano sia i fautori sia i detrattori della scrittura elettronica, figurano le seguenti:
  • Qual'è la natura della sfida dei media digitali alla stampa?
  • I media digitali sostituiranno la stampa?
  • L'avvento del computer annuncia una rivoluzione della scrittura o si tratta di un cambiamento di portata limitata?
Dobbiamo chiederci se i testi alfabetici possono davvero competere con le esperienze sensoriali visive e uditive dei media digitali, e se la scrittura stessa dovrà rinegoziare il suo status culturale. Sè verrà meno il predominio della scrittura in campo culturale, cosa ne sarà del prestigio dei libri, che vivono di scrittura? forse il lubro tradizionale sopravviverà come spazio testuale esclusivamente verbale e sarà proprio per questo, culturalmente emarginato.
Coloro che dichiarano che il libro non sarà mai sostituito da computer sottolineano i suoi pregi concreti:
  • IL libro è trasportabile
  • Economico
  • Facile da leggere
  • Non ingombrante
  • Non dipendente da una fonte di elettricità
In effetti come superficie di lettura lo schermo del computer è meno confortevole di una pagina stampata, cosìcchè leggere a lungo comporta stress oculare.
Stando a queste affermazioni il punto di forza del libro sarebbe la fruibilità anche se non è difficile immaginare dispositivi elettronici con le medesime caratteristiche.

I fan dell'ipertesto sostengono che siccome pensiamo in modo associativo, l'ipertesto ci permette di scrivere nello stesso modo in cui pensiemo. Mentre i sostenitori della stampa sostengono che la linearità rispecchia la vera natura del pensiero, quindi il libro tradizionale è più vicino alla natura, perchè può essere usato all'aperto e in luoghi dove l'uso del computer è difficile. Inoltre mettono in discussione l'interattività: permettere al lettore di scegliere dei collegamenti dà solo l'illusione di un controllo, che in realtà egli è lontano dal possedere. Imponendo dei collegamenti predeterminati , l'autore toglie al lettore la possibilità di seguire la propria associazione di idee. Tuttavia stando al principio di ri-mediazione, l'ipertesto ammette il proprio debito verso le forme rivali. Ma ciò che i sostenitori della scrittura elettronica tendono a sottolineare è che l'ipertesto non è solo un prodotto ma un vero e proprio processo mentale.